Si celebra oggi 2 maggio la Giornata Mondiale del Tonno per “onorare” un pesce che è presente nelle diete di tutto il mondo, dalle bistecche di tonno rosso nei ristoranti di lusso alla modesta scatoletta nel minimarket locale. Ma la giornata, più che per le celebrazioni, è importante per le considerazioni da fare in tema di sostenibilità biologica ed ambientale.
Oltre 7 milioni di tonnellate di tonno e specie simili vengono pescate ogni anno: queste contribuiscono al 20% del valore di tutte le attività di pesca marina e a oltre l’8% di tutti i prodotti ittici scambiati a livello globale. Il tonno riveste dunque un ruolo critico nello sviluppo sostenibile, nella sicurezza alimentare, nelle opportunità economiche e nei mezzi di sussistenza delle persone e dei paesi di tutto il mondo.
Tuttavia la domanda di tonno sul mercato è ancora elevata, soprattutto a seguito della pandemia (quando l’isteria generalizzata ha fatto sì che la gente facesse incetta di “scatolame” in tutto il mondo) ma anche per la diffusione ormai capillare in tutto l’Occidente di sushi, sashimi, poke et similia. Paradossalmente, il tonno è stato vittima del suo successo nutrizionale, essendo ricco di Omega-3 e minerali, proteine e vitamina B12.

Il mondo non è riuscito a raggiungere l’obiettivo internazionale di porre fine alla pesca eccessiva dei mari – il cosiddetto overfishing – entro il 2020. Ad oggi un terzo di tutti i tipi di tonno vengono pescati a livelli biologicamente NON sostenibili, secondo il rapporto dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO) sullo stato delle risorse ittiche mondiali.

