Poche aziende vinicola possono unire una storia quasi millenaria, con famiglie come i Medici o i Corsini, e un’attenzione al mondo della ricerca dovuto all’ultimo proprietario, l’Università di Firenze. Ecco storia e vini di Villa Montepaldi

Villa Montepaldi, vicino San Casciano (Firenze), è una storica azienda vinicola (le prime tracce risalgono al 1100) appartenuta nei secoli ad importanti famiglie fiorentine come i Giandonati e gli Acciuaioli, ma soprattutto i Medici: fu Lorenzo il Magnifico a entrarne in possesso nel 1487 e reggerla fino alla morte, nel 1492. La famiglia de’ Medici aveva molte tenute all’epoca ma Lorenzo amava molto Villa Montepaldi, dove passava spesso il tempo – ne è testimonianza la sala che fu sua camera da letto – e che trasformò in una fattoria modello composta da 54 poderi in cui si producevano vino, grano e olio. Con la fine della dinastia, nel 1627 l’azienda venne acquistata dai marchesi Corsini che la portarono ad essere in una delle tenute maggiormente produttive della Toscana e ne furono i proprietari fino alla fine degli anni ’80 del secolo scorso.

Nel 1989 Villa Montepaldi fu acquistata dall’Università di Firenze con lo scopo, avendo una facoltà di agraria priva di un’azienda agraria universitaria, di adibirla ad attività didattica e di ricerca. Attualmente la proprietà ha 310 ettari, di cui 50 ettari a vigneti in Chianti Classico, altrettanti ad uliveto e seminativi, mantenendo una produzione multisettoriale.

Ciò che contraddistingue Villa Montepaldi è la sua doppia anima: da un lato un’azienda produttiva forte sul mercato grazie a una rinnovata rete commerciale, dall’altro l’Università, vero laboratorio di sperimentazione, che garantisce l’approccio scientifico ai processi di produzione e il trasferimento tecnologico. Gli studenti svolgono nella tenuta progetti di tesi di laurea o partecipano a laboratori e sperimentazioni in loco.

Oltre che in vigna – con la scelta di rese basse per mantenere uno standard qualitativo maggiore – il lavoro prosegue nella cantina che, dal punto di vista architettonico, è rimasta la stessa di 900 anni fa tranne una parte costruita 90 anni fa senza alterarne la struttura. Dei 50 ettari di vigne, 34 sono utilizzati per produrre i vini del Chianti Classico, 2,7 ettari di uve vengono dedicate alla produzione di Vin Santo mentre una piccola parte viene utilizzata per la produzione di Vin Santo Occhio di Pernice e per IGT bianchi e rossi. Attualmente l’azienda produce circa 200mila bottiglie, con l’obiettivo di arrivare a circa 300-350 mila bottiglie.

Villa Montepaldi è una delle poche aziende chiantigiane che produce vini con Sauvignon Blanc in purezza. Vino che ha le caratteristiche tipiche di questo vitigno, utilizzato sua nella tipologia friulana che dona soprattutto sentori soprattutto fruttati che francese che conferisce al vino note soprattutto floreali. Si tratta di Ateneo Toscana IGT 2018, vinificato in acciaio e cemento: vino ricco di profumi fi fiori gialli e bianchi, di pesca, salvia, note esotiche di mango e frutto della passione e un leggero gusto erbaceo. Al gusto è fresco, morbido, avvolgente e molto piacevole da bere. Un altro bianco interessante è prodotto con un blend di Trebbiano toscano, Malvasia del Chianti e Vermentino, quest’ultimo raramente coltivato nelle zone del Gallo Nero.

I vini rossi vengono prodotti con uve provenienti sia da poderi medicei con vigne plurisecolari sia da altri con vigne risalenti a vent’anni fa. Ed è proprio qui che viene fatta la selezione delle uve. Tagliafune Chianti Classico DOCG è un blend di Sangiovese (80%), Cabernet Sauvignon (5%), Merlot (5%), Colorino (5%) e Alicante (5%) vinificati separatamente in cemento. Abbiamo degustato le annate 2015 (attualmente in commercio) e 2016 (in uscita a settembre): vino complesso al naso con note floreali di viola, frutti neri come mirtilli e more leggeri sentori di tannini, spezie dolci molto delicate e note balsamiche. In bocca è morbido, elegante, persistente con un buon equilibrio fra parti dure e morbide. Buona l’annata 2015, che ha buoni margini di miglioramento, ma l’annata 2016, che deve terminare l’affinamento, promette decisamente molto bene.

Tagliafune Riserva Chianti Classico DOCG è prodotto con uve che provengono da un’unica vigna. Dopo la vinificazione passa minimo 12 mesi in botti di secondo passaggio sia di rovere di Slavonia, che ha una cessione di tannini più bassa e non tende ad aromatizzare il vino necessita di un affinamento più lungo, e di rovere francese che cedono più sostanze odorose. Il connubio di queste due tipologie di legno consente al vino di avere eleganza, un profumo intenso e grande struttura. Abbiamo degustato l’annata 2013 (attualmente in commercio) e l’annata 2015 (un campione da vasca). Il primo è un tipico Chianti Classico: al naso si sentono profumi floreali di viola e rosa, frutti rossi, note boisè, balsamiche e leggere spezie dolci. In bocca mostra grande e carattere. Il secondo deve ancora finire l’affinamento ma, degustando il campione, si prevede che diventi un vino di grande equilibrio, struttura e carattere tanto da essere forse un’annata, forse migliore del 2013.

Per la Gran Selezione Chianti Classico DOCG, la tipologia al vertice della piramide del Chianti Classico, la filosofia cambia. Villa Montepaldi ha deciso di produrre un vino proveniente da una selezione delle uve migliori di Sangiovese di tutti i vigneti, in blend con Cabernet Franc (5%) e Colorino (5%): il primo dona profumi floreali abbastanza importanti, il secondo mantiene una struttura importante e dona colore e note speziate. Prodotta solo nelle migliori annata, è un vino elegante, fine e di grande personalità. Abbiamo degustato l’annata 2012 e l’annata 2015 (non ancora in commercio). La prima Gran Selezione ha profumi decisi di viola e rosa e frutti rossi, tannico con note boisé, di spezie dolci, erbacee e balsamiche. Per quanto riguarda la seconda la presenza dei sentori tipici del Sangiovese, questi appaiono più delicati dell’annata.

In quanto al Vin Santo, il Decano del Chianti Classico DOC è prodotto con 50% di Trebbiano toscano e 50% di Malvasia del Chianti. Dopo la vendemmia le uve vengono lasciate ad appassire sui graticci o in cassetta fino a metà dicembre, periodo leggermente più lungo rispetto a quanto previsto dal disciplinare. Una volta vinificato il vino viene messo ad affinare in caratelli 30/120 lt di rovere di Slavonia e rovere francese per circa 10 anni. Un periodo di tempo molto lungo che rende questo Vin santo morbido, avvolgente con un bouquet composto da frutta secca e spezie gialle mentre al gusto mostra una grande intensità aromatica.

 

Infine, San Pietro Vin Santo del Chianti Classico Occhio di Pernice DOC viene prodotto esclusivamente con uve selezionate di Sangiovese che subiscono un periodo di appassimento sui graticci prima della vinificazione. Viene affinato in caratelli di rovere di Slavonia, rovere francese ma anche castagno e ciliegio. Il vino ha colore ambrato, con sentori di frutta appassita, marasca sotto spirito e nocciole tostate. Il sorso è balsamico e riporta a note di cioccolato che avvolgono ed accarezzano il palato.