I vitigni principe dell’enologia pugliese – Negramaro, Primitivo e Fiano – sono alla base delle produzioni di Borrega, nel brindisino, frutto delle scelte di Fabio Borrega e dell’enologo Michele Schifone

Se si parla di buon vino dell’Italia meridionale, è facile che la mente corra presto alle produzioni enologiche pugliesi, forti di operazioni ben riuscite di marketing che hanno portato anche i palati meno esperti a familiarizzare con nomi come il Negramaro, il Primitivo di Manduria o il Fiano (la versione salentina, non il più noto campano). E visto che oggi le produzioni bio incontrano il gradimento di fette sempre crescenti dei consumatori, non genera stupore l’exploit di una piccola azienda del brindisino, la Cantina Borrega, 11 ettari di vitigni coltivati biologicamente da un decennio.

Da un lato la famiglia Borrega, con il titolare dell’azienda Fabio; dall’altro l’enologo Michele Schifone, che ha trasmesso all’intera famiglia l’amore per il vino. Se quest’ultimo “firma” ogni bottiglia, i nomi dei vini traggono invece origine proprio dai membri della famiglia. Ecco dunque che il Negramaro “Maricò” richiama la signora Borrega, il Fiano “Luna Decima” la figlia, il Primitivo “Pinamonti” deriva dal nome del padre di Fabio (nonché del nipote) e il Rosato “Jocelyne” indica la cognata.

In linea generale, con le sue 12mila bottiglie annue complessive i vini Borrega esprimono in maniera limpida l’identità del territorio che rappresentano. E’ il caso del Negramaro IGP “Maricò”, rubino dai riflessi granati, che al naso ricorda una viola piena, un’amarena liquorosa ricoperta da cioccolato fondente. Il tannino giovane ma levigato conduce a un finale speziato da cannella e noce moscata.

Analogamente, il Primitivo DOC “Pinamonti”, rubino con sfumature granate, esprime una trama olfattiva intensa ricca di frutta rossa matura, in confettura e sotto spirito: amarene, visciole, more e mirtilli lasciano presto spazio a note di liquirizia e pepe nero. Il sorso caldo, morbido e avvolgente, sorretto da una piacevole freschezza grazie a tannini delicati e sottili per nulla invadenti, termina con ritorni fruttati e di liquirizia.

C’è poi il Fiano salentino IGP “Luna Decima”: nel calice si presenta di un brillante giallo paglierino con sfumature dorate, mentre al naso si avverte una nota iniziale floreale di campo sottile, impreziosita da tocchi agrumati e richiami di erbe aromatiche. Al palato rivela aromaticità e morbidezza: è un vino che trova un ottimo bilanciamento grazie ad una buona freschezza di base che rende il sorso particolarmente scorrevole e molto appagante.

Il quartetto di vini Borrega si conclude con il rosato di Negroamaro IGP “Jocelyne”, un vino rosa cipolla dai riflessi ramati e una stuzzicante nota fumé che vira in note di scorza d’arancia e mandarino. Sorso fresco e croccante, con note morbide che ricordano una ciliegia ben matura. Finale da note estive, dolci e morbide.

“Per me il vino – sottolinea Fabio Borrega – è la metafora della vita, con le sue vittorie e le sue sconfitte, ma sempre fiduciosi nel guardare al futuro: se hai un senso estetico della vita, cerchi di trasmetterlo nei tuoi vini, con eleganza dei profumi e dei sapori. Il nostro orgoglio è cercare di non essere omologati, rischiare nella consapevolezza di avere un’identità che non può venire meno”.

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