A Varramista, nel feudo che fu di Giovannino Agnelli, in scena una verticale di 15 annate dell’IGT Rosso Toscana che testimonia le evoluzioni del Syrah e degli altri vitigni

varramista

La tenuta Varramista si trova a Montopoli Valdarno, nel cuore delle Terre di Pisa. La villa principale è stata costruita nel 1598 dalla famiglia Capponi, che la utilizzavano come residenza estiva. La villa fu acquistata all’inizio degli anni ’50 da Enrico Piaggio, nel momento del forte impulso del rilancio dello stabilimento Piaggio. La vera storia produttiva di spessore dell’azienda inizia però alla fine degli anni Ottanta, con la rinascita generale di tutta la viticoltura italiana e in particolare quella toscana.

Con il matrimonio di Antonella Bechi Piaggio con Umberto Agnelli, Varramista – così come la Piaggio – è rientrata negli interessi della famiglia Agnelli. Cambiarono gli assetti societari favorendo l’ascesa alla dirigenza della Piaggio al giovane Giovanni Alberto Agnelli, che fin dagli inizi degli anni ’90 aveva avuto una visione per questa realtà: farla diventare un polo turistico importante e produrre vino di qualità, con una predilezione per il vitigno syrah, di cui era innamorato. La scomparsa di Giovanni Alberto nel 1997 non ha impedito di far continuare il suo progetto: produrre un grande Syrah e rendere Varramista un centro turistico importante, come lo è adesso, con i suoi agriturismi e le degustazioni dei vini.

varramista vigneti

Giovanninino, come a Montopoli lo chiamano tutti ancora con grande rispetto e affetto, qui ha vissuto gran parte della sua breve vita, qui si è sposato e qui, con l’aiuto dell’enologo Federico Staderini, ha pianificato la ricostruzione del ramo produttivo vitivinicolo. La nuova produzione vitivinicola inizia col reinnesto di un vigneto del 1972 di Chianti a Syrah, e conseguentemente sono stati fatti nuovi impianti, conclusi nel 2007. Ad aggi i vigneti hanno un’età tra 15 a 25 anni. Oltre al Syrah, sono presenti sangiovese e merlot per una produzione media annua fra le 35mila e le 45mila bottiglie. La produzione a Varramista è biologica certificata dalla vendemmia 2021, e dal 2008 parte del vigneto è a conduzione biodinamica.

varramista degustazione

Raramente la villa viene aperta ma di recente ha ospitato una verticale che ha ripercorso vent’anni di produzione: quindici annate di Varramista IGT Rosso Toscana, dal 1995 al 2019, con il 1997 e il 2018 come fuori programma. È sempre entusiasmante scoprire l’evoluzione di un vino nel tempo, dovuta anche dai vitigni utilizzati. Fino al 2003 Varramista era prodotto con un blend di Syrah e Sangiovese o Merlot, a seconda dell’andamento delle annate. In seguito, invece, il vino è stato prodotto esclusivamente con Syrah in purezza. Federico Staderini ha ammesso con grande onestà che i terreni della tenuta non erano vocati per la viticultura e in particolar modo per il Syrah. Ma la verticale ha dimostrato che i vini degustati erano davvero interessanti.

È sorprendente scoprire come le annate più vecchie abbiano ancora una bella acidità e freschezza che consente loro longevità. I vini fino al 2003 sono vini opulenti, austeri e corposi. Hanno tannini morbidi e avvolgenti e una bella persistenza. Ottima a nostro parere la 1996 che ancora conserva un profumo di fiori appassiti e frutta molto matura e con note balsamiche e boisé. Al gusto il vino è meno morbido ma acido, sapido e persistente. Sarebbe interessante degustarlo ancora fra qualche anno.

varramista vigne

Con il passaggio al Syrah in purezza, il vino diventa più fine,  elegante e pulito. Un tratto distintivo che non si perde nelle annate successive, sebbene ciascuna di loro abbiano peculiarità diverse. Il profumo e il gusto hanno note più floreali e fruttate anche agrumate, spesso un finale mandorlato e sapido. Eccellenti le annate 2012, 2013, e 2015:bi vini sono equilibrati, eleganti con tannini setosi e mostrano freschezza, sapidità e persistenza,

varramista vini

Dalla 2018, però, la produzione muta ancora perché il cambiamento climatico porta il vino ad essere troppo tondeggiante e tendente al dolce con il rischio di essere meno longevo. Staderini insieme allo staff di Fattoria Varramista, decide di correggere questo difetto, inserendo nella vinificazione il raspo in modo da renderlo più vivace e meno rotondo con la presenza di una nota vegetale che riequilibra la dolcezza e la rotondità. I tannini, d’ora in poi, sono meno morbidi ma, pensando in prospettiva, i vini saranno più equilibrati essendo la 2018 e, a maggior ragione la 2019, annate giovani. “Varramista ha adesso intrapreso un bel percorso – commenta Staderini – con una direzione stabile e obiettivi chiari. Il mio augurio è di ritrovarci nel 2041 per riassaggiare la 2018 per vedere quanto i raspi abbiano favorito l’evoluzione del vino”.

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