Conoscere gli alcolici per bere con consapevolezza: questo lo scopo di “Spiriti” di Daniela Garcea (ed. Effequ)
Lo diamo talmente per scontato che spesso questo fatto elementare sfugge all’osservazione: i bar – qualsiasi ne sia la taglia, la struttura, il funzionamento – sono luoghi di socialità che gravitano intorno al consumo di alcolici. Anche quando, nei nostri peggiori momenti, siamo seduti da soli al bancone con davanti un bicchiere in cui annegare i dispiaceri, stiamo in realtà cercando un rapporto, una relazione – anche se fosse solo con chi ci serve da bere.
Il bar non ci porta i ricordi, ma i ricordi ci portano sempre al bar
O, come diceva Charles Bukowski, “il bar non porta i ricordi, ma i ricordi portano sempre al bar” (sì, Bukowski, e non Vinicio Capossela…).
Tanto vale provare a capirci qualcosa. Ecco lo scopo di un libro come quello di Daniela Garcea, che di professione aiuta bar e bartender a fare bene il proprio lavoro.
Spririti. Bere molto consapevolmente, edito da Effequ, è un libro che va conservato accanto alle bottiglie che abbiamo in casa. Idealmente, su di uno scaffale ben fornito; in alternativa, da portar con sé nelle nostre visite al bar. La ragione è che non si tratta né di un manuale in senso stretto né di divagazioni modaiole e superficiali. Si tratta piuttosto di una guida ragionata ed equilibrata a tutte le categorie di spirits che possiamo possedere o più probabilmente incontrare sulle mensole specchiate del nostro locale di fiducia.
Daniela Garcea racconta, con leggerezza e precisione allo stesso tempo, la storia, la produzione e gli aneddoti più significativi per ciascuna categoria di alcolico, dalle grappe al rum, dagli amari ai whisky. Chi scrive, fanatico dei distillati messicani, ed uso a leggere in rete le peggiori fesserie intorno a tequila e mezcal, ha fatto le pulci al capitolo relativo e con felice sorpresa ha trovato rigore delle informazioni ben accoppiato alla passione per le bevande di agave.
Gilles Deleuze diceva che l’alcolista è colui che cerca disperatamente il penultimo bicchiere, ossia quello precedente al bicchiere che ne causerebbe il crollo, la sconfitta, la sbronza irrecuperabile. E miseramente fallisce ogni volta. Come qualcuno brillo ma non sbronzo, in un elegante e gioioso gioco di equilibrio tra informazione e passione, Daniela Garcea esplora il mondo degli spirits, senza la spocchia degli addetti al settore ma anche senza superficialità, facendo così incontrare produttori e avventori intorno alle storie che ciascuna bottiglia contiene. Ecco perché dicevamo che Spiriti è un libro che dobbiamo portare con noi al bar: perchè è un invito alla scoperta, allo sviluppo di un gusto affatto personale e soprattutto alla consapevolezza, come suggerisce il felicemente ambiguo sottotitolo. In fondo è vero: si può bere molto, consapevolmente oppure bere molto consapevolmente. Ed è in quella virgola – o meglio, nella sua mancanza – che sta la cifra di un libro ricco ed equilibrato, rigoroso e passionale, sintetico e scopritore di nuovi diletti.



