mercoledì 28 Ottobre 2026
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The Menu: così Ralph Fiennes celebra la liturgia horror del fine dining

Il film The Menu accosta per la prima volta il mondo dell’alta cucina al genere horror, con una (poco) velata satira alle ritualità del fine dining. Ma un pur ottimo Ralph Fiennes non basta a tenere su una trama zoppicante

The Menu

Calendario alla mano, anche per chi è nell’età in cui il volto di Ralph Fiennes viene associato più o meno inconsciamente a quello di Tom Riddle (ok, lord Voldemort), la visione del suo sguardo anche nei contesti più diversi – dall’Amon Göth di Schindler’s List fino al László Almásy del Paziente Inglese – trasmette sempre qualcosa di inquietante, un quid indefinibile tra la malinconia e l’angoscia.

Dev’essere proprio quell’irrequietezza, quel sottile restare in equilibrio tra la follia e la disperazione, che il regista Mark Mylod deve aver cercato per dare all’attore britannico gli occhi, la voce e il corpo dello chef Julian Slowik, protagonista di The Menu, film del 2022 ma da poche settimane arrivato sulla piattaforma Disney Plus, diventando uno dei casi dell’anno.

The Menu

L’interpretazione di Ralph Fiennes, più di quella di Anna Taylor Joy – l’altro nome di spicco nel cast – è forse ciò che tiene in piedi la pellicola, non sorretta da una trama all’altezza. Ma al netto di ciò, a The Menu va riconosciuto il merito di aver dato vita a due operazioni tutt’altro che scontate: da un lato aver avvicinato per la prima volta (a nostra memoria, almeno) il mondo del fine dining contemporaneo a un genere cinematografico altrimenti distante anni luce come l’horror, dall’altro aver realizzato una (poco) velata critica sociale del sistema che ormai stabilmente da anni tiene in piedi il comparto dell’alta cucina.

Qualcuno lo chiama carrozzone, qualcuno lo definisce un circo. Sta di fatto che, proprio a fronte di una trama non particolarmente originale né ricca di twist, la narrazione che The Menu porta avanti nei suoi 107 minuti scarsi suona come un’analisi – una satira o una parodia, in alcuni momenti – dell’aspetto esperenziale dell’alta ristorazione. Se al ristorante guidato dallo chef Julian Slowik si giunge in barca dopo aver atteso lunghi tempi per la prenotazione, ai suoi tavoli trova posto un’umanità varia che ricalca in gran parte protagonisti e comprimari del mondo del fine dining.

The Menu

C’è la fredda e austera critica gastronomica, in servizio perenne, con tanto di servile assistente; c’è la coppia di anziani habitué; c’è il tavolo del “vip” e quello dell’appassionato ingenuo ed entusiasta (allo stesso tempo tanto colpito dai piatti quanto indifferente alla bella accompagnatrice), così come quello dei tre uomini d’affari (selezionati con criteri rigorosamente inclusivi, come negli incipit delle barzellette: un caucasico, un asiatico e un afroamericano). Uno spaccato di vita (ir)reale, rappresentativo al contempo delle categorie weberiane che animano – in modo più o meno caricaturale, ma poi neanche troppo visto quanto qualcuno si rende caricatura di sé nel quotidiano – il mondo del fine dining.

The Menu

Ciò avviene da ambo i lati della barricata, peraltro: oltre allo chef sadico che tratta con disprezzo i commensali, dei quali si ritiene ontologicamente superiore, anche in cucina i “sì chef” urlati all’unisono da parte della brigata sono elementi della celebrazione liturgica dell’alta ristorazione messa in scena in The Menu, con una ritualità fatta di silenzi e solennità. Una visione che sovverte – proprio come a volte avviene nella realtà – il principio secondo cui, al ristorante, protagonista è il cliente e non lo chef. L’unica persona ad accorgersene è proprio la sola che a questa logica tenta di sfuggire, la ragazza che al commensale rivela la nudità del re, ossia “Hai pagato per essere servito, ma ciò di cui ti preoccupi è far bella figura con lo chef”. Rings a bell?

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Emiliano Wass
Emiliano Wass
Antropologo, docente universitario, consulente editoriale, traduttore e curatore. giornalista pubblicista. All'enogastronomia arriva dall'antropologia, convinto che il cibo sia l'unico vero elemento identitario delle persone. Ha svolto lavoro di campo in Messico, occupandosi di diritti e tradizioni indigene. Ha scritto su Finzioni, Doppiozero, Scrivo.me, Distillerie.it, FirenzeToday.

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