Il libro “Pizza Revolution” (ed. Trenta) di Stefano Canosci, titolare di Chicco Colle, racconta l’evoluzione stilistica e la crescita del pizzaiolo toscano. Ma non chiamiamola rivoluzione

Il racconto di un percorso, di un’evoluzione, e – attraverso la singola case history dell’autore – l’epopea della pizza contemporanea e quella new wave di un’intera generazione di pizzaioli che hanno portato l’arte bianca nel terzo millennio. E’ il libro Pizza Revolution (ed. Trenta) di Stefano Canosci, titolare di Chicco Colle a Colle Val d’Elsa (Siena) e Tre Spicchi del Gambero Rosso.

Impreziosito dalla prefazione scritta da Albert Sapere, ideatore della guida 50 Top Pizza, il volume rappresenta una sorta di autobiografia di Stefano Canosci, che nelle sue pagine passa in rassegna con passione il percorso che lo ha reso ciò che è oggi: da dove è partito, le figure che hanno contribuito alla sua formazione e le sue aspirazioni future. Immancabile, come in ogni volume del genere, la raccolta delle ricette più importanti della sua vita, a disposizione di quanti si vogliono mettere alla prova in cucina.

E’ lo stesso autore a riconoscere la dimensione personale di Pizza Revolution: “Questo libro – ha spiegato, durante la presentazione ospitata da Burde durante i giorni di Taste, in una serata con i partner Agugiaro e Figna (farine), Olitalia (olio) e L’Agricologica (carni) – rappresenta per me la ciliegina sulla torta del mio percorso in cucina. Potersi raccontare per condividere con gli altri la propria passione è un’occasione unica, e vorrei ringraziare tutte le persone che hanno creduto in me, spingendomi a dare sempre il meglio. Un grazie speciale anche a chi mi ha guidato durante il percorso: senza di voi, oggi non sarei qui”.

Effettivamente, però, anche se nel libro non mancano le menzioni speciali ad altri chef e pizzaioli – in primis il collega pizzaiolo Giovanni Santarpia e lo chef romano Antonello Colonna, presso cui ha lavorato – qualche perplessità la lascia il fatto di aver scelto il nome “Revolution” nel titolo. Perché se è vero che una rivoluzione è qualcosa che può partire anche solo da una persona ma che però poi genera un cambiamento i cui effetti finiscono per coinvolgere un’ampia pluralità di persone, non si può certo dire che la rivoluzione nel mondo della pizza (divenuta gourmet) negli ultimi quindici anni sia da attribuirsi al solo Stefano Canosci.

Magari il libro voleva descrivere quel movimento collettivo che solo in Toscana annovera diversi esponenti – Gabriele Dani, Manuel Maiorano, Romualdo Rizzuti, Marco Manzi o Tommaso Vatti, solo per citarne alcuni, fino alla “Recensione negativa” di Ciccio Vitiello – però è indubbio che “Pizza Revolution” ha un solo autore e un unico protagonista. Ad esempio, quando Eleonora Cozzella scrisse Pasta Revolution non raccontava (ovviamente) una propria esperienza, ma descriveva dall’esterno un fenomeno più generale di rovesciamento dei paradigmi della pasta in cucina. Ecco perché rispetto a quel termine qui forse c’è una R di troppo. Quella di Stefano Canosci è un’evoluzione (bellissima), come detto, più che una rivoluzione.

