Fenomenologia del Club Sandwich, il panino “da hotel” per eccellenza

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Si può soggiornare in un hotel di Londra, Parigi, Bangkok, Johannesburg o Paperopoli, ma – a prescindere dalla latitudine cui ci si trova – quando l’appetito si fa sentire è facile che nel menù dell’albergo faccia capolino un club sandwich. Ecco storia, ricetta e curiosità sul panino da hotel per eccellenza

Fenomenologia del Club Sandwich, il panino "da hotel" per eccellenza

È un piatto che difficilmente assaggeremmo, fuori dall’opportuno contesto. E il contesto per gustare un Club Sandwich è senza dubbio l’hotel di alta qualità. Che ci si trovi a soggiornare in un albergo in Europa, Asia o America, fa poca differenza: a prescindere dalla latitudine cui ci si trova, potete scommettere che nel menù del bar dell’hotel ci sia un club sandwich. Del ruolo di questo panino come pietanza alberghiera per eccellenza se ne parlava qualche giorno fa con due colleghi, ovviamente a tavola. E mai come in questo caso le opinioni sono state concordi: oltre a essere uno dei panini di maggior successo della storia gastronomica, il club sandwich spicca per il prezzo mediamente alto per la categoria (pagarlo circa 25 euro è ordinaria amministrazione) e per questa sua peculiarità geografica. Lo si mangia (quasi) solo in hotel, ma in tutti i buoni hotel del mondo.

Fenomenologia del Club Sandwich, il panino "da hotel" per eccellenza

Cos’è il  Club Sandwich

La ricetta, al netto delle numerose varianti geografiche, è piuttosto semplice. Due strati almeno (ma spesso sono tre) di pan carrè tostato in cui si alternano petto di pollo, bacon croccante, pomodori maturi, lattuga, uova, formaggio, cipolla e così via. È considerato il panino di lusso per eccellenza e la sua fama è legata agli hotel luxury, anche se viene servito con patatine fritte e maionese. La prima ricetta (1903) così ne descriveva la preparazione: “Tostare e imburrare le fette di pane su entrambi i lati. Su una fetta porre il bacon cotto, appoggiarvi sopra le fettine di pollo o tacchino. Mettere una fetta  tonda,  di un pomodoro maturo e sull’altra metà una bella foglia di lattuga. Coprire il tutto con degli strati generosi di maionese, coprendo con una altra fetta di pane tostato”.

Fenomenologia del Club Sandwich, il panino "da hotel" per eccellenza

La storia del Club Sandwich

Secondo la versione più accreditata, il Club Sandwich è stato inventato nel 1899 dallo chef Danny Mears del Club House di Saratoga Springs (New York), da cui poi ha preso il nome e da dove si è poi diffuso in tutti i più esclusivi country club d’America. Si dice – così almeno riporta il libro New York: Guida all’Empire State (1940) – che fosse il panino preferito di Edoardo VIII e della sua compagna Wallis Simpson (sì, proprio quella per cui il sovrano decise di abdicare al trono d’Inghilterra nel 1936). Tra l’altro, leggenda vuole che sempre al Saratoga Club House siano nate le patatine fritte, circostanza che ci porta a dubitare un attimo della veridicità di entrambe le storie. Un’altra versione – riportata da Salads, sandwiches, and chaufing dish  recipes (Marion H. Neil, 1916) – vuole che ad inventarlo sia stato un facoltoso imprenditore newyorkese che rientrando tardi a casa, con moglie e servitù già a letto decise di prepararsi un panino con qualche avanzo presente in cucina. In dispensa trovò i resti di diversi alimenti, ma nessuno di questi sufficiente a soddisfare il suo appetito. L’uomo decise di tostare del pane su entrambi i lati, imburrarlo, aggiungendo maionese, fette di bacon grigliato e pezzi di pollo freddo. Mise tutti questi ingredienti su una fetta del toast,  vi pose delle fette di pomodoro e dell’insalata,  appoggiò una altra fetta di pane tostato chiudendolo e lo mangiò, trovandolo delizioso. Il risultato fu talmente buono che decise di farselo preparare anche nel country club di cui era socio. La prima volta che questo sandwich comparve su un libro di ricette è stata nel 1903, si trattava di Good Housekeeping everyday cook book di Isabella Gordon Curtis. Da lì il panino iniziò a diffondersi nei ristoranti americani, grazi anche alla fiera mondiale di St. Louis nel 1904.

Marco Gemelli

Marco Gemelli, classe 1978, sposato con due bimbi, giornalista professionista dal 2007, è membro della World Gourmet Society e dell'Associazione Stampa Enogastroagroalimentare Toscana. E’ stato redattore ordinario al quotidiano Il Giornale della Toscana, dove per anni si è occupato di cronaca bianca e nera, inchieste, scuola e università, economia, turismo, moda ed enogastronomia. In seno alla stessa testata è curatore dell’inserto semestrale Speciale Pitti Uomo. Oggi è un libero professionista: collabora con diverse testate – sia online che cartacee – nel settore degli eventi e delle eccellenze del territorio, in particolar modo nel campo enogastronomico. E’ coideatore del progetto “Le cene della legalità” (2013) e autore de “L’Opera a Tavola” (2014), nonchè fondatore del sito www.itreforchettieri.it, embrione del Forchettiere. Gestisce infine un Bed & Breakfast a Firenze (www.damilaflorence.com).

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