Un filo invisibile lega le montagne piemontesi, selvagge e indomabili, col cuore storico della civiltà, il centro di Roma. Un filo fatto di latte, di tradizioni antiche come le pietre dal Portico d’Ottavia e genuine come i pascoli d’alta montagna

Generalmente siamo abituati a pensare il concetto di “filiera corta” intrinsecamente legata al concetto di distanza dal luogo di produzione, ed è proprio per questo che la sfida di “Beppe ed i suoi formaggi” risulta particolarment affascinante, perchè vuol sovvertire un pò questo percepito, portandoci a non misurare le distanze in km, bensi in numero di passagi tra il consumatore  ed il produttore.

Ma partiamo dall’inizio, ovvero all’incirca da 400 anni fa: l’avventura della famiglia Giovale nel mondo dei formaggi può infatti essere fatta risalire al 1621, anche se è nel 1891 con Eligio Giovale che inizia a svilupparsi una produzione che va oltre l’approvvigionamento personale.

Generazione dopo generazione,la famiglia mantiene inalterata la propria metodologie ed i propri sapori, ma al contempo si struttura per guardare lontano, per scoprire il mondo fuori dalle valli natie. Beppe Giovale, attuale titolare vuole infatti percorrere le strade del mondo, e vuole farlo senza compromessi. Con l’ardire di un monarca piemontese parte alla conquista di Roma, guidando una transumansa di sapori antichi e sinceri.

Nasce così “Beppe e i suoi formaggi”, bottega con un numero limitato di posti, accogliente e intima, dove poter pranzare e cenare con prodotti di grande qualità, concedersi tranquille colazioni e interessanti aperitivi nel cuore del Ghetto di Roma.

Ampia e viva la selezione al banco di formaggi piemontesi a latte crudo di produzione propria – ottenuti da latte di animali allevati esclusivamente allo stato brado nel rispetto dei principi della biodiversità – da degustare anche a tavola, accompagnati da un buon bicchiere di vino naturale – conserve, olio d’oliva, pane e dolci. Un luogo dove trovare la maestria e la tradizione casearia piemontese, fatta di sapori genuini, di formaggi lavorati come un tempo e non solo, di grandi prodotti enogastronomici quali salumi e vini di piccoli artigiani e ricette tipiche piemontesi e francesi.

 

Sono più di 30 i formaggi prodotti artigianalmente dalla famiglia Giovale, seguendo le antiche ricette di lavorazione e usando solo il latte crudo proveniente dalle proprie capre, pecore e vacche che pascolano in campo aperto, nel rispetto dei principi della biodiversità, in Val di Susa in Piemonte, al confine tra Italia e Francia.

A pasta cruda, duri e semi duri, cremosi, teneri, erborinati, stagionati in alpeggio e in cantina, con diverse varietà di affinamento. I formaggi dei Giovale sono vivi, non sono tutti uguali ma un prodotto d’eccellenza unico.

Se non avete ancora modo di andare a provarli in loco, non disperate, i prodotti della famiglia Giovale si possono trovare in vari luoghi.

Oltre che da Beppe e i suoi formaggi infatti, sono disponibili anche al Mercato di Campo de’ Fiori e al Banco “I formaggi di Beppe Giovale” del Mercato Centrale. A Torino ai mercati Don Grioli, Madama Cristina e Reano. E (quando si potrà ricomiciare a viaggiare) in Francia a Forcalquier e Uzès.

Foto di ANDREA DI LORENZO

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Federico Silvio Bellanca, nato l’ultima settimana del 1989 a Fiesole, reputa se stesso la risposta alla domanda di Raf “cosa resterà di questi anni 80”, e si crede simpatico ogni volta che fa questa battuta. Specialista in Marketing del settore Beverage, ha lavorato in quest'ambito per alcuni anni (soprattutto sul mercato francese), per poi passare a ruoli di responsabilità nelle vendite in diverse aziende spaziando dal vino alla birra fino ai prodotti food. Stregato dal fascino del giornalismo ha cominciato a scrivere per riviste tecniche nel 2015, prima su GDOnews e successivamente su Beverfood.com. A fine 2017 inizia a scrivere su il Forchettiere per raccontare la passione di tutti i protagonisti della ristorazione incontrati mentre cercava dati di mercato e trend di marketing. Ama i cocktail in cui gli ingredienti sono creati del bartender, i ristoranti che non fanno razzismo regionale nei vini e tutto quello che viene servito crudo o quasi. Odia i sorrisi forzati nelle foto , gli appassionati morbosi di un singolo prodotto e scrivere di se stesso in terza persona nelle biografie perché non riesce a farlo troppo seriamente…

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  1. […] Le forme del Bettelmatt riposano nelle fresche cantine alpine dopo essere state marchiate con il simbolo a fuoco che ne certifica la qualità. Solo le forme con questo marchio possono fregiarsi di essere vero formaggio Bettelmatt, il formaggio eroico che viene prodotto in soli tre mesi di inalpamento, negli alpeggi attorno al Monte Arbola (3.235 m), nella punta più a nord del Piemonte. […]

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