giovedì 10 Settembre 2026
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Sasà Martucci: “Questa è la mia pizza. E parte tutto da Caserta”

Fresco vincitore del Forno Verde 2025 Goeldlin per le sue pratiche di sostenibilità, Sasà Martucci ci racconta i suoi progetti per il futuro.

Sasà ha ragione quando dice che da lui non ci vai per caso. La sua pizzeria I Masanielli (omonima di quella del fratello Francesco) si trova infatti dietro la stazione ferroviaria di Caserta, dalla quale è separata da uno spesso, lungo e brutto muro grigio, in una zona che non ha davvero alcuna attrattiva e dove è pure difficile parcheggiare. Ciò nonostante, il suo locale è sempre pieno, a pranzo come a cena, ogni giorno della settimana. La gente, insomma, ci va apposta, e ne ha di motivi.

Classe 1983, Sasà è un pizzaiolo orgogliosamente casertano, cresciuto dalle parti di Piazza Sant’Anna. I Masanielli (nome affibbiato dalla madre ai due fratelli vivaci e ribelli) nasce nel 2001 come rosticceria dei due fratelli, ma in realtà è dall’età di dieci anni che Sasà si forma fissando i gesti, eleganti e ritmici, di suo zio Francesco Pagliaro, maestro pizzaiolo, a cui poi dedicherà quattro pizze nel suo menù attuale. Tanta gavetta, tanti ruoli, poi la scelta di crescere, di migliorarsi giorno per giorno. Le strade dei fratelli si separano nel 2007 e finalmente nel 2016 Sasà riesce a prendere l’attuale locale, che era dello zio e che i casertani ricorderanno come la pizzeria “Il solito posto”. Due anni dopo la sorella Sabina ricava nel fondo a fianco il Cafè & Bistrot I Masanielli, collegato alla pizzeria, con cui condivide una sala. La nostra chiacchierata parte non a caso dalla famiglia, presente nel menù non solo con le quattro pizze dedicate allo zio, ma con un padellino  chiamato La riccia di Mammà (ora sostituita dalla RCS Evolution che sfoggia un lussuoso prosciutto iberico Pata Negra) che ha chiuso il mio pranzo. Impasto perfetto, spinto a un’idratazione dell’83%, in tripla cottura: a 100° a vapore, frittura a 180° e rifinitura in forno a ventilazione a 300°.

La riccia di Mammà: scarola riccia, pomodorino ciliegino semi-dried, capperi di Salina, olive caiazzane, stracciata di Corato, alici di Trapani, olio EVO

La riccia di Mammà è dedicata a mia mamma, che ha una testa piena di capelli ricci. È una pizza fresca, che gioca con l’amaro, l’acidità, la dolcezza. Una sintesi di tutto quello che è il suo vissuto.

Ma non è del passato che Sasà vuole parlare, bensì del futuro. Della sua prossima apertura (si dice in autunno) a Milano, in Via Roncaglia 12, zona Washington, in un locale di 400 metri quadrati, che porterà il suo nome. E che sarà il primo di altre tre espansioni internazionali, che faranno del suo nome un vero e proprio brand.

Milano è una città che ti dà visibilità internazionale. Andarci é un passaggio necessario perché a caserta abbiamo già dato il massimo.

Difficile dargli torto. Caserta è – per quanto possa suonare paradossale – la patria contemporanea della pizza napoletana, da diversi anni. Intanto Sasà si gode il premio Forno Verde 2025 Goeldlin assegnatogli pochi giorni fa durante la cerimonia di premiazione di 50 Top Pizza per le sue pratiche di sostenibilità (insieme a un altro casertano, Ciccio Vitiello). Uno dei tanti, ormai, che campeggiano nella sua pizzeria.

È un mercoledì a pranzo, all’ultimo turno, quando mi siedo nel suo locale. Alle 14.35 non c’era un tavolo libero. Lo spazio, ben illuminato, e arredato con quelli che sembravano essere pannelli fonoassorbenti, veniva attraversato rapidamente e discretamente da uno staff numeroso e connesso con un sistema di auricolari e microfoni. Nella pizzeria sono predominanti il marrone, il bianco e il verde scuro delle molte piante sparse in giro. La clientela sembra prevalentemente locale, anche se entrando ho intravisto qualche turista. E, oltre me, non manca chi scatta fotografie col cellulare.

Il mio pasto comincia con la scelta del vino, un Creteca Bianco (Biancolella e Fiano) di Ischia di grande mineralità e freschezza, che apre subito lo stomaco per il primo assaggio, la Frittatina 2.0: pasta di Gragnano del Pastificio Di Martino, speck artigianale del Trentino, besciamella, provola affumicata in paglia, fonduta di Grana Padano, patata di Avezzano, burro di Normandia e latte nobile di Castel Pagano. Già dalla liste degli ingredienti di un “semplice” fritto si capisce l’attenzione che Sasà mette nella scelta dei fornitori e delle eccellenze territoriali.

La Frittatina 2.0

Ma un sospetto me lo aveva già dato la carta dei vini, composta dalla sommelier e compagna di Sasà Giovanna Orciuoli, in cui, su una cinquantina di referenze, i nomi blasonati sono pochi e la scelta invece è ricaduta su aziende piccole, per tre quarti del casertano:

io lavoro con il territorio casertano e campano, collaboro con aziende piccole e giovani, a cui mi piace dare visibilità nel mio locale e farli crescere insieme a me.

La pizza successiva è un parossismo: raccoglie in sè gli elementi fondamentali della più classica delle Margherite (pomodoro, basilico, fior di latte e parmigiano) ma li spinge a formati e consistenze innovative: ketchup di pomodoro datterino arrostito, fior di latte, pomodoro datterino giallo dry, pesto di basilico, fonduta di Parmigiano, Olio EVO Verde Uliveti Castel San Martino. Il nome è una minaccia e una promessa allo stesso tempo: Dipendenza.

Dipendenza

Forse l’unica pecca – o limite – del menù dei Masanielli di Sasà Martucci (che comunque cambia ogni quattro mesi) è la parte relativa ai dolci, con sole tre scelte.

Nella nostra chiacchierata è emerso chiarissimo l’amore e l’orgoglio di essere casertano, per cui gli chiedo se la nuova apertura milanese lo terrà troppo lontano da casa sua. E la risposta è precisa: “Io sarò a Milano col mio secondo per garantire che il prodotto che offriamo sia al 100% lo stesso che si trova qui. Su questo non transigo. Ma appena posso torno a casa, perché casa mia è qui.”

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Emiliano Wass
Emiliano Wass
Antropologo, docente universitario, consulente editoriale, traduttore e curatore. giornalista pubblicista. All'enogastronomia arriva dall'antropologia, convinto che il cibo sia l'unico vero elemento identitario delle persone. Ha svolto lavoro di campo in Messico, occupandosi di diritti e tradizioni indigene. Ha scritto su Finzioni, Doppiozero, Scrivo.me, Distillerie.it, FirenzeToday.

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