A poche settimane dalla Coppa del mondo del panettone tenutasi in Svizzera, i maestri del panettone made in Italy rivendicano la primogenitura e lanciano una campagna per ottenere la DOP

Una campagna per difendere, rivendicare e tutelare l’italianità del panettone. A poche settimane dalla Coppa del Mondo del panettone andata in scena a Lugano, in Svizzera. Un tempismo troppo singolare per credere a una coincidenza: l’iniziativa “Il Panettone è italiano” – nata nell’ambito del convegno “Il Panettone nel mondo, oltre la ricorrenza” promosso dai Maestri del Lievito Madre all’interno del Panettone Word Championship durante HostMilano e presentata alla sala stampa della Camera dei Deputati – non può che essere letta come un tentativo di rivendicare (al di là dell’ambito storico, dove non esistono dubbi di sorta) la primogenitura del panettone made in Italy.

In fondo, se ufficialmente la campagna “Il Panettone è Italiano” nasce dalla volontà di valorizzare il più celebre lievitato made in Italy simbolo dell’eccellenza enogastronomica del nostro Paese, specie per tutelarlo da imitazioni low cost e  contraffazioni, il recente evento svizzero è stata un po’ la goccia che ha fatto traboccare il vaso. “Non siamo contenti che la Coppa del Mondo si sia tenuta in Svizzera – spiega il Maestro del Lievito Madre, Claudio Gatti, tra i promotori della campagna – come immagino che in Francia non sarebbero contenti se tenessimo in Italia i Mondiali dei Macarons. Abbiamo provato a trattare con Giuseppe Piffaretti per far venire la manifestazione a HostMilano, ma a fronte della nostra massima apertura non ne hanno voluto sapere. Il patròn della kermesse svizzera ha detto che si sente più vicino al panettone italiano lui di quanto non lo siano i pasticceri napoletani”.

panettone made in italy

“Generalmente fuori dall’Italia i pasticceri sono ancora un po’ più indietro – aggiunge Claudio Gatti – anche perché la preparazione è più complicata di quella, ad esempio, della pizza. In fondo, il livello di una competizione la fanno i pasticceri che vi partecipano, e i nomi più prestigiosi del ‘giro’ li abbiamo avuti noi (ne abbiamo parlato qui): esistono altri concorsi, dalla Sicilia a Roma, dove la qualità della competizione è messa in discussione dall’apertura a concorrenti amatoriali o dall’uso di mix di preparati. Tuttavia crediamo che un buon panettone si possa fare ovunque, purché si resti nel novero della ricetta made in Italy. Ed è per questo che abbiamo iniziato il percorso per creare una DOP: non potevamo permettere che un torneo internazionale venisse fatto fuori dall’Italia”.

Già, ma con questa campagna cosa cambia? “Beh, non possiamo impedire a nessuno di organizzare concorsi sul panettone made in Italy, ma se la DOP l’abbiamo noi per fregiarsi di quel nome dovranno attenersi al disciplinare, ossia rispettare le regole che noi andremo a dare. Noi che col lievito madre facciamo cultura tutto l’anno”. In effetti, l’obiettivo della campagna è il riconoscimento del panettone come tipicità esclusiva italiana, attraverso una denominazione che ne garantisca la sua unicità.

panettone made in italy artigianale

Se sono già stati avviati i lavori per una raccolta di firme da presentare al Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, l’avvocato Francesco Rossi ha fornito le normative e la strada a livello giuridico per avviare l’iter di tutela del panettone. La produzione di panettoni rappresenta un grande business in tutto il mondo. «Ad esempio – spiega Silvia Famà, ideatrice della campagna – colpisce un dato Coldiretti: nel comparto agroalimentare l’italian sounding sottrae all’economia Italiana ogni anno 100 miliardi e oltre 300mila posti di lavoro e il trend è in rapida ascesa, infatti si è registrato un aumento del 70% negli ultimi 10 anni». Era quindi importante per l’editor di Cucine d’Italia, avviare un tavolo di discussione per tutelare la produzione italiana dei panettoni rivendicandone il made in italy.

Non a caso, spiega Silvia Famà «sapete qual è il più grande produttore di panettoni al mondo? Un brasiliano, di origini italiane, come il 15 per cento della popolazione brasiliana: si chiama Bauducco (che casualmente richiama alla mente sia Bauli che Balocco, ndF), possiede sei fabbriche di produzione negli Usa, sette punti di distribuzione per 140mila punti vendita in 80 Paesi, e produce ogni anno 200mila tonnellate di panettoni».

Della campagna di parlerà anche sabato 14 dicembre, a Palazzo Bovara (Corso Venezia), storica sede dell’Unione del Commercio, del Turismo dei Servizi e delle Professioni della Provincia di Milano per ribadire e rafforzare l’italianità del panettone.

+++AGGIORNAMENTO+++ (29 novembre 2019)

Nel frattempo, è arrivata la replica della Coppa del Mondo del Panettone, che pubblichiamo volentieri nella sua forma integrale:

Leggiamo con interesse il J’accuse da parte di alcuni pasticcieri italiani e rivolto in modo esplicito alla Coppa del Mondo del Panettone, colpevole di aver portato a Lugano un concorso internazionale incentrato sul panettone. Quello che desta maggiore stupore è il fatto che le persone che muovono queste accuse sono le stesse che un paio di settimane prima organizzarono a loro volta un altro concorso internazionale sempre sullo stesso prodotto, mentre ora ne rivendicano l’italianità accusando una prevaricazione degli stranieri sul mercato.

Noi non discutiamo la contraddizione di chi prima organizza un concorso internazionale sul panettone e poi ci ripensa, si pente e punta il dito contro chi realizza il prodotto all’estero: è diritto di tutti poter cambiare idea, pur nel breve giro di pochi giorni. Non vogliamo neanche entrare nel merito di provocazioni e rancori, nonostante il riferimento diretto alla Coppa del Mondo del Panettone.

Ci teniamo però a sottolineare che la Coppa del Mondo del Panettone è un evento che muove dalla consapevolezza che il panettone sia un prodotto di indiscusse origini milanesi, un prodotto che nel tempo è riuscito a valicare i confini d’origine per affermarsi come dolce diffuso, apprezzato e realizzato in tutta Italia e non solo, anche all’estero.

L’obiettivo della manifestazione è proprio quello di valorizzare e promuovere il prodotto attraverso un confronto aperto. Da qui l’idea di realizzare un evento costituito da tante componenti: un concorso che realmente può dirsi internazionale, perché risultato di preselezioni svolte nelle nazioni rappresentate, e non di scelte arbitrarie dettate da simpatie o gusti personali; finalisti che, provenienti da otto nazioni in gara, hanno presentato anche al pubblico, non solo alla giuria, i propri lavori raccontando il proprio percorso e il motivo della passione che li lega al lievito madre e alla produzione del panettone, un dolce la cui difficoltà di realizzazione è per molti una sfida, per altri un legame con le origini, per altri ancora occasione di confronto; una giuria di grandi professionisti a livello internazionale e soprattutto tre giorni di dibattiti, laboratori e degustazioni con grandi pasticcieri da tutto il mondo. Insomma una tre giorni dedicata al mondo del panettone a 360°, ecco la novità che distingue la Coppa del Mondo del Panettone da altri concorsi o manifestazioni.

Ma al di là di tutto, quello che troviamo poco pertinente e contraddittorio è la richiesta di assegnazione per il panettone di una DOP italiana, ammesso che sia possibile, e non piuttosto di una DOP milanese. Insomma, se si vuole marchiare il panettone con la dicitura « made in » allora forse ha senso riportarlo alla sua vera culla d’origine, la terra meneghina. Se invece si vuole ammettere che un contesto sempre più oggetto di contaminazioni possa portare ad un arricchimento anche in ambito gastronomico, allora sdoganiamolo pure. Ma poi non ripensiamoci su.

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Marco Gemelli
Marco Gemelli, classe 1978, sposato con due bimbi, giornalista professionista dal 2007, è membro della World Gourmet Society e dell'Associazione Stampa Enogastroagroalimentare Toscana. E’ stato redattore ordinario al quotidiano Il Giornale della Toscana, dove per anni si è occupato di cronaca bianca e nera, inchieste, scuola e università, economia, turismo, moda ed enogastronomia. In seno alla stessa testata è curatore dell’inserto semestrale Speciale Pitti Uomo. Oggi è un libero professionista: collabora con diverse testate – sia online che cartacee – nel settore degli eventi e delle eccellenze del territorio, in particolar modo nel campo enogastronomico. E’ coideatore del progetto “Le cene della legalità” (2013) e autore de “L’Opera a Tavola” (2014), nonchè fondatore del sito www.itrelforchettieri.it, embrione del Forchettiere.