venerdì 11 Settembre 2026
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Pizze in carcere & gelati… migranti: due storie di (stra)ordinaria solidarietà

Ecco due storie di riscatto e solidarietà: quella dei migranti che da un anno gestiscono la gelateria Barconi a Palermo e quella del pizzaiolo che insegna l’arte bianca in carcere

Ci sono notizie che trascendono l’aspetto gastronomico: tra il mondo della pizza e quello del gelato ne abbiamo scelte due, che mostrano come si possa guardare al prossimo con gli occhi della speranza e della solidarietà. Ecco le storie della gelateria palermitana gestita da migranti, che festeggia il primo anno di vita, e quella del pizzaiolo napoletano Ciro Di Maio che si reca nel carcere di Brescia a insegnare ai detenuti i segreti dell’arte bianca per dare loro una mano a trovare lavoro.

La gelateria Barconi gestita da migranti

Sono giunti in Sicilia da Gambia, Ghana e Costa d’Avorio, le loro storie non sono semplici da raccontare ma a Palermo hanno trovato un posto sicuro nel mondo, iniziando un percorso lavorativo quasi un anno fa da Barconi, la gelateria sociale e pasticceria di Moltivolti, impresa sociale nel cuore di Ballarò. Malick, Leslie e Christine sono poco più che ventenni e dall’apertura di Barconi hanno intrapreso un percorso di empowerment, formazione e apprendistato che ha come obiettivo la formazione professionale e l’acquisizione delle competenze per imparare a gestire una gelateria e pasticceria, dalla produzione alla vendita. Un progetto sociale che punta ad integrare all’interno della comunità economica del mercato giovani palermitani insieme a donne e uomini migranti provenienti dall’africa centrale e dal Maghreb. “Per me la parola “Barconi’ è associata a ricordi molto brutti, al mio viaggio nel Mediterraneo – racconta Alagie Malick – eppure questa parola oggi significa speranza. Avevo 16 anni quando mi sono messo in viaggio e ci sono voluti cinque mesi per raggiungere Pozzallo, è stata molto dura. Ma oggi sono responsabile di una gelateria in Piazza Mediterraneo e anche questa è una cosa che mi fa sperare”.

Un anno di studio, dedizione e passione che nonostante qualche difficoltà si è rivelato estremamente positivo per tutto il team: “un anno davvero importante per tutti noi – continua Malick – in cui ho imparato molte cose nuove e in cui mi è stato affidato un ruolo importante: quello di responsabile. Ho imparato a servire il gelato, a gestire la cassa, e tanto altro ma la cosa che mi ha sempre colpito è la fiducia che ci è stata data fin dall’inizio. I migranti spesso sono visti soltanto come persone da aiutare, non come persone che possono fare qualcosa e che hanno un valore.  Credo che durante questo anno siano cambiate delle cose dentro di me, ho conosciuto delle cose nuove di me e penso che questo lavoro mi valorizzi molto. Essere un responsabile significa prestare attenzione alle esigenze di tutti, cercare di soddisfare sia i doveri dall’alto che i bisogni dal basso, è necessario imparare a mettersi nei panni degli altri, ed è una cosa molto bella. Spero che un giorno Barconi possa aprire in tutto il mondo. Chissà, magari un giorno apriremo la nostra gelateria a Palermo o nei nostri paesi, in Ghana, in Mali, o in Costa d’Avorio o ovunque vorremmo. È bellissimo essere liberi di fare quello che si vuole della propria vita.”

Sabato 1 aprile Barconi riapre i battenti: ad arricchire l’offerta, anche una piccola produzione di dolci, torte e lievitati da colazione a cura dello chef di Moltivolti Antonio Campo e della pasticciera Mara Gorgone.

Ciro Di Maio insegna ai detenuti l’arte del pizzaiolo

Di Ciro Di Maio avevamo già parlato qui, raccontando la sua fuga dall’ecosistema della camorra nel 2015. Adesso il pizzaiolo classe ’90 originario di Frattamaggiore (Napoli) e titolare della pizzeria “San Ciro” a Brescia, entra nel carcere della città lombarda: per due mesi insegnerà ai detenuti i segreti di impasti e cottura. “La ristorazione – spiega – ha bisogno di lavoratori, vogliamo aiutare chi vuole crearsi una seconda opportunità. Se altre pizzerie vogliono partecipare al progetto, sono le benvenute”. Dopo aver superato le difficoltà connesse alla pandemia e ai successivi rincari delle materie prime, Ciro ha deciso di donare a chi è meno fortunato la possibilità di trovarsi un lavoro. Dal 28 febbraio, infatti, Ciro sta insegnando l’arte della pizza ai detenuti del carcere “Canton Mombello” di Brescia, grazie ad un progetto ideato in collaborazione con Luisa Ravagnani, garante dei diritti delle persone private della libertà personale del Comune di Brescia, e sostenuto dalla direttrice del carcere stesso, Francesca Paola Lucrezi. Un progetto nato ancora nel 2019, poi sospeso per via del Covid, e che adesso è decollato.

Per due mesi Ciro entrerà in carcere due volte a settimana, per realizzare lezioni di teoria e pratica su come si fa la pizza perfetta. Dal ruolo del sale alla temperatura dei forni, passando per i segreti dell’impasto e quelli legati al pomodoro. Alle lezioni presenziano sette detenuti, tutti accusati di reati minori e dunque pronti a scontare un (breve) periodo di detenzione in carcere. In tutto, quaranta ore di un corso professionale che usa le strutture del carcere (come il forno elettrico) ed è supportato da “San Ciro”, almeno per la gestione dei primi impasti. “Un ragazzo che finisce in carcere, magari per reati minori – aggiunge Ciro Di Maio – poi ha una difficoltà enorme nel reinserirsi nel mondo lavorativo. Lo so per esperienza personale, ho visto molti amici finire male. Per questo ho deciso di impegnarmi in prima persona per aiutarli”.

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Emiliano Wass
Emiliano Wass
Antropologo, docente universitario, consulente editoriale, traduttore e curatore. giornalista pubblicista. All'enogastronomia arriva dall'antropologia, convinto che il cibo sia l'unico vero elemento identitario delle persone. Ha svolto lavoro di campo in Messico, occupandosi di diritti e tradizioni indigene. Ha scritto su Finzioni, Doppiozero, Scrivo.me, Distillerie.it, FirenzeToday.

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