venerdì 11 Settembre 2026
HomePizzaUn angolo di...

Un angolo di Campania a Firenze: ‘A Puteca e la pizza di Paolo Ciullo

Alla fine di via Gioberti, a Firenze, la pizzeria ‘A Puteca non solo racconta la “mano” di Paolo Ciullo, ma celebra i piatti della tradizione partenopea a tavola più montanare e street food

Paolo Ciullo

Abbiamo scritto più volte come a Firenze non abbondino le cucine regionali italiane. Qualcuna pugliesi (Fishmood), altre siciliane (Arà) e calabresi (Grazie Assai), mentre l’Emilia Romagna è affidata ai franchising (Dispensa Emilia o il nuovo Ca’ Pelletti) e la tradizione veneziana ha in Dorsoduro3821 il proprio alfiere. L’unica eccezione è forse la cucina campana, anche al di là di quella pizza napoletana che ormai trova a Firenze diversi interpreti consolidati: uno degli esempi più felici è ‘A Puteca alla fine di via Gioberti, quasi in piazza Beccaria. È qui che Paolo Ciullo ha saputo portare i grandi classici della tradizione gastronomica partenopea, in un contesto che non strizza l’occhio al facile folklore da cartolina.

Paolo Ciullo

Così come abbiamo visto dal Pacchero di Luigi Amalfitano, con cui Paolo Ciullo condivide sia il gradimento del pubblico che la crescente attenzione degli addetti ai lavori, anche ‘A Puteca si merita il titolo di ambasciatore dei sapori della Campania. In fondo il pizzaiolo classe ’91 è (quasi) un figlio d’arte: suo suocero è infatti quel Carmine Colascione che è stato tra i primi divulgatori della pizza napoletana a Firenze (basti pensare al “Vico del Carmine” in San Frediano). Con quest’esperienza, ‘A Puteca nasce come connubio tra pizzeria e osteria, con proposte basate sui canoni della tradizione culinaria napoletana, senza troppe rivisitazioni.

Ciò si fa evidente sin dalla prima occhiata al menù, dove prima ancora di arrivare alle pizze trovano posto montanare (4 – 4,50 euro) alla genovese o con pistacchio e mortadella, o frittatine (4,50) alla norma, con patate & provola o salsiccia & friarielli. E ancora: agli arancini (4 – 4,50) fanno da contraltare le crocché, anch’essi con salsiccia & friarielli o con broccoli & provola. Ma un assaggio lo merita anche il cono di impasto con spuma di ricotta, acciughe di Cetare, zest di limone e basilico (10 euro), oppure la frittura di alici o gli “scugnizzi”, ossia straccetti di impasto fritto con rucola, pomodorini e fiordilatte.

Ce ne sarebbe già abbastanza per definire ‘A Puteca un’enclave napoletana in riva all’Arno, ma il bello deve ancora arrivare: le ispirazioni campane di Paolo Ciullo sono presenti sia nei primi piatti – ritorna il sugo alla genovese, a supporto del pacchero – che nei secondi, con il baccalà alla napoletana. Tutti piatti che si possono assaggiare nel menù degustazione di 4 portate a scelta di Paolo (anche di terra, per chi non ama il pescato) a 55 euro, incluso il vino in pairing.

E veniamo alle pizze di ‘A Puteca, che Paolo Ciullo prepara sia in guisa tradizionale (da 7,50 a 14 euro) sia nella versione del tegamino (14-16) che garantisce croccantezza all’esterno e morbidezza all’interno, ormai variante di tendenza in una fascia “alta” di pizzerie cittadine. L’impasto è leggero, ben lievitato, con ampia alveolatura, mentre i topping mostrando un buon equilibro tra le esigenze della contemporaneità e la necessità di mantenere sapori ben definiti. Un esempio? Il trito di olive di Gaeta essiccate, dettaglio che impreziosisce la pizza con piennolo giallo e rosso, ricotta fresca, alici di Cetara e zest di limone.

Paolo Ciullo

Ma l’omaggio di Paolo Ciullo alla tradizione non significa rinunciare a sperimentazioni: è il caso della montanara all’ExtraVirGin, il gin all’olio extravergine d’oliva che – opportunamente nebulizzato – quando entra a contatto con il prodotto caldo sprigiona ed esalta tutte le sue botaniche.

Segui Il Forchettiere su Google
Aggiungi Il Forchettiere alle tue fonti preferite per trovare più facilmente i nostri articoli nelle Notizie principali di Google.

Rimani aggiornato: iscriviti!

Emiliano Wass
Emiliano Wass
Antropologo, docente universitario, consulente editoriale, traduttore e curatore. giornalista pubblicista. All'enogastronomia arriva dall'antropologia, convinto che il cibo sia l'unico vero elemento identitario delle persone. Ha svolto lavoro di campo in Messico, occupandosi di diritti e tradizioni indigene. Ha scritto su Finzioni, Doppiozero, Scrivo.me, Distillerie.it, FirenzeToday.

ARTICOLI SIMILI

Ciccio Vitiello non sta fermo quasi mai. Nel mondo della pizza italiana è forse una delle menti più vulcaniche, capace di cambiare registro con...

DELLO STESSO AUTORE

Continua a leggere

Dal Locale a SantaBar, cosa si muove a Firenze dietro il bancone

Negli ultimi giorni Firenze è alle prese con una serie di novità importanti nel campo della mixology, sia per lo spessore dei protagonisti che per la rilevanza dei locali coinvolti. Il bar manager Daniele Cancellara lascia Rasputin, così come Fabio Fanni il Locale. E in via Pier Capponi Santabarbara raddoppia con SantaBar

Italian Chef Charity Night, raccolti 12mila euro per UNHCR

Nonostante la pioggia, oltre 400 persone sul rooftop del The Social Hub Belfiore per il decennale della Italian Chef CHarity Night. Ai fornelli anche due chef rifugiati, da Siria e Afghanistan

A Casa Santoni nasce “Il Salotto”: domenica a Chianciano libri, musica e pici

Domenica 6 settembre Casa Santoni, a Chianciano Terme, inaugura “Il Salotto di Casa Santoni”, un nuovo ciclo di appuntamenti dedicato a libri, musica, incontri e protagonisti del territorio. Il primo evento si intitola “Visioni a km zero” ed è...